Il sistema Pantone®: un mondo di colori

Trovare il colore giusto per un brand è un lavoro che richiede sensibilità e attenzione. Quando scelgo la palette alla base di un marchio mi ritrovo a pescare dentro i ricordi. Immagini più o meno vivide di qualcosa che conosco già.

Prova a pensare ad una Ferrari, ad un cofanetto Tiffany o semplicemente all’icona di Facebook, ti è venuto in mente un colore per ciascuno?

La psicologia dei colori è fondamentale quando si costruisce un logo. Questi che trovi sotto sono i 100 brand più famosi al mondo secondo la Best Global Brands. Spiccano il blu nel 33% dei casi, il rosso nel 29%, il grigio o il nero nel 28% ed infine l’arancione o il giallo per il 13%.

Il dato importante è che nel 98% dei casi si sceglie di avere al massimo due colori per il proprio logo, ed è una regola che continua ad esistere.

Lista Best Global Brands con i 100 marchi più famosi al mondo

Una buona strategia di brand marketing tiene in considerazione il settore del brand e di conseguenza sceglie se essere associato al settore e gli altri competitor (YouTube-Netflix) oppure differenziarsi per contrasto (CocaCola-Pepsi). Il colore è un informazione immediata, che arriva alla maggior parte delle persone prima della lettura del testo. Per farsi ricordare bisogna mantenere la palette fedele in ogni sua riproduzione sia essa cartacea o web.

L’uniformità e l’affidabilità del colore, dal biglietto da visita alla bandiera che pianterete sulla luna, è pressoché impossibile da mantenere identico.

Il codice colore viene interpretato in modo differente e potete aprire lo stesso file da mobile o da computer e vi accorgerete che hanno colori diversi. Gli strumenti che utilizziamo non si parlano tra loro se non sono tarati con degli strumenti professionali e la stessa regola vale per la stampa. Ogni macchina da stampa ha un profilo colore e delle tarature diverse a seconda di che inchiostri e carta si utilizza. In questo gigantesco circo, per uscire dalla gabbia dei leoni utilizziamo il sistema inventato da Pantone LLC.

Chi ha inventato il sistema Pantone

Siamo nel New Jersey, anno 1963 quando Lawrence Herbert, dipendente di un’azienda che produceva carte di colore per le aziende cosmetiche inventa il Pantone Matching System®. Risolve un problema di molte aziende che si trovano a stampare le scatole dei loro prodotti con vari fornitori in giro per il mondo, ottenendo risultati sempre differenti.  

Pantone offre quindi un codice di tinte piatte che diventa un linguaggio universale del colore, in modo da garantire la riproducibilità di una tinta in modo costante nel tempo. I sistemi negli anni sono diventati due: il primo rivolto alla stampa e il secondo per il mercato moda e interiors design. Cambiano perché alcuni colori non possono essere riprodotti fedelmente su determinati materiali e i due sistemi compensano questo gap.

Per la grafica utilizza il Pantone Matching System™ utilizzato per la stampa offset, il packaging, la stampa serigrafica.
Difficilmente vedrete stampe solo create con colori Pantone ma è possibile che nel vostro prodotto venga stampata la classica quadricromia con l’aggiunta di 1 colore Pantone che garantisce coerenza e fedeltà al vostro marchio.

Per i prodotti tessili , i rivestimenti e i pigmenti utilizza il sistema Fashion, Home + Interiors (FHI) adatto all’abbigliamento, ai tessuti, ai materiali flessibili, ai cosmetici, la pelle, gli accessori e le vernici.

Ogni colore del sistema FHI ha un nome e un numero univoci, come ad esempio 15-1247 Tangerine. Tale colore viene quindi differenziato per i diversi materiali tramite un suffisso univoco. Per i rivestimenti laccati, il colore sarà indicato come 15-1247 TPG Tangerine. Per il cotone, sarà indicato come 15-1247 TCX Tangerine. E per la plastica, sarà indicato come PQ 15-1247 TCX Tangerine. Nel caso del rivestimento laccato, TPG sta per ‘Textile Paper Green’. Nel 2015 tale suffisso ha sostituito il sistema TPX riformulando i colori al fine di soddisfare gli standard ambientali internazionali. Se stai ancora utilizzando il sistema TPX, è il momento di passare a quello TPG.

Il codice è composto da un numero e una lettera:

  • C per i colori adatti alla stampa su carta patinata, quella delle riviste o dei volantini economici semilucida alla vista
  • U per la carta non patinata, che assorbe molto di più grazie alla porosità ed è più naturale al tatto

Potete divertirvi a cercare tramite il convertitore online dell’azienda ma la cosa migliore è avere una mazzetta COATED & UNCOATED certificata. 

Dal 2007, la Pantone Inc. è stata acquisita per 180 milioni di dollari dal colosso americano X-Rite che si occupa anch’esso di sistema di classificazione dei colori. In questo video puoi vedere la sua storia:

L’azienda è ramificata, uno dei servizi che offre si chiama Pantone Color Institute

Il Pantone Color Institute si occupa di pubblicare previsioni di tendenze e di fare consulenze specializzate sul colore fatta da esperti che seguono aziende di tutto il mondo. 

Se posso suggerirti un libro da acquistare guarda The Complete Color Harmony, Pantone Edition.

Tendenza irresistibile come i loro prodotti di design ma anche come moda che spopola su Instagram

Dai profili come quello di @stailuan ai filtri per le stories, Pantone spopola nei nostri feed. Ogni anno inaugura una tendenza, qui trovate quella del 2021 che è una combinazione di due colori: PANTONE 17-5104 Ultimate Gray + PANTONE 13-0647 Illuminating.

Vi lascio le parole di Leatrice Eiseman, executive director del Pantone Color Institute:

Perché scegliere un colore Pantone per il proprio logo 

  • sei una persona precisa e aspiri a mantenere un altissimo livello di qualità per la tua brand identity,
  • hai una moltitudine di materiali che verranno accostati come in un ristorante dove l’insegna deve andare a pari passo della copertina del menù e della divisa də camerierə,
  • il tuo brand è sempre in viaggio sia su furgoni che vetrofanie oltre alla Polo də rappresentantə,
  • i tuoi cataloghi viaggiano in lungo e in largo per l’Italia e ogni 6 mesi stampi nuove versioni con la stessa copertina blu.

Avere un riferimento Pantone ti aiuta a dialogare con i fornitori senza rischiare che improvvisino e ti consegnino dei prodotti non conformi. Infatti se non hai mai scelto il tuo Pantone è possibile che lo stampatore o il vetrinista abbia dovuto venire in azienda con una mazzetta per cercare di avvicinarsi il più possibile al colore che gli mostrerai.

Quindi assieme ai codici RGB, CMYK e HEX (il codice colore che trovate all’interno di WordPress o Canva che inizia con il cancelletto – #) va assegnato il corrispettivo codice Pantone scegliendo tra i 2.161 colori spot disponibili per carta patinata e usomano. 

Quando un logo diventa un’icona mondiale tutti si chiedono se le scelte sono state pensate in origine o se sono frutto di casualità 

Prima degli studi sulla psicologia del colore e sul neuromarketing non sappiamo come venissero adottate certe scelte, quindi ipotizzo che venissero fatte dall’esperienza sul campo o da un intuizione. Queste sono due tra le storie di brand mondiali che hanno creato un icona attraverso il loro colore.

Il caso Tiffany® 

Charles Lewis Tiffany, il fondatore scelse questo colore per la copertina del catalogo annuale della sua collezione di gioielli a partire dal 1845. La scelta fu audace e ricca di significato che il marchio rappresenta tutt’ora. Il color turchese era il colore delle pietre preziose che nell’epoca vittoriana era considerato simbolo di eleganza e raffinatezza, esclusività e lusso.  Tiffany® ha lavorato con Pantone® nel 2001 per standardizzare la loro tonalità di blu. Il colore personalizzato si chiama "1837 Blue" in onore all’anno di fondazione.  
Trovi la loro storia nel documentario Crazy About Tiffany's (2016).

Il caso Post-it®

Il prodotto nasce dal fallimento di un esperimento del Dr. Spencer Silver, ingegnere della 3M, che mentre cercava di sviluppare una colla resistente inventò la colla dei post-it così come la conosciamo ora. Fu un progetto abbandonato e casuale come lo fu per la scelta del suo colore Canary Yellow™ che dipese dalla fornitura di un laboratorio accanto all’azienda che aveva solo pezzi di carta gialla a portata di mano.

Ispirazione di copertina da un’immagine di Taylor Heery che ha un bellissimo profilo su unsplash.com.

Per scrivere questo articolo in modo completo ho ripreso in mano gli appunti e letto queste fonti: 

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